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L'allergia alimentare nel cane e nel gatto PDF Stampa E-mail

Il Dott. Pengo, Medico Veterinario esperto in Gastroenterologia veterinaria, che esercita a Castelleone (Cr), riferisce i risultati di uno studio condotto sull' argomento Per la complessità delle tematiche trattate è rivolto precipuamente a medici veterinari

Il sistema gastroenterico è forse l’apparato che è più a contatto con antigeni esogeni, infatti, tutti i nutrimenti che sono introdotti con l’alimentazione presentano un corredo antigenico che è estraneo all’organismo e per questo motivo l’apparato digerente è continuamente stimolato e posto sotto stress.

A tale proposito, l’apparato gastroenterico, ha sviluppato una serie di “difese” mirate a mantenere una “TOLLERANZA ALIMENTARE”, ciò significa che si è adattato a riconoscere tali antigeni esterni ed a permetterne l’introduzione all’interno dell’organismo, in modo tale che lo stesso ne possa trarre nutrimento.

La prima unità di difesa dell’apparato digerente è di tipo anatomico, infatti è rivestito da una mucosa e sottomucosa che lo riveste per tutta la sua lunghezza, inoltre tale mucosa a sua volta è rivestita da un film mucoso prodotto da cellule che si trovano a livello della mucosa stessa.

La seconda unità di difesa, e più importante, è rappresentata dal sistema MALT (Tessuto Linfoide Associato alla Mucosa) il quale è uno dei sistemi di difesa più specializzati ed attivi di tutto l’organismo. La sua funzione è quella di produrre immunoglobuline IgA, di difendere la mucosa da potenziali patogeni e di mantenere una tolleranza verso antigeni batterici ed alimentari, determinando uno stato di sensibilità locale ed iposensibilità sistemica.

Una minima quantità d’antigeni alimentari ogni giorno attraversa la mucosa enterica sottoforma di microparticelle determinando l’induzione della risposta immunitaria.

Nella descrizione del sistema MALT la prima struttura da tenere in considerazione sono le placche del Peyer, le quali macroscopicamente sono visibili come degli avvallamenti disseminati lungo tutto il tratto enterico e non sono altro che degli aggregati linfatici. Associate all’epitelio delle placche del Peyer s’identificano dei particolari tipi cellulari, le cellule M, le quali sono i principali siti d’ingresso degli antigeni. Le cellule M presentano recettori per alcuni agenti patogeni come la Salmonella e i Retrovirus, ma la loro funzione più importante è quella di campionare gli antigeni luminali, alimentari e non, e di trasferirli ai macrofagi subepiteliali, alle cellule dendritiche e ai linfociti che si trovano a livello dei follicoli linfoidi. I macrofagi hanno il particolare compito di fungere da cellule di presentazione degli antigeni esprimendo il complesso molecolare di classe II. In un secondo tempo glicoproteine di superficie metteranno in grado gli antigeni elaborati di essere presentati ai linfociti.

Gli stessi enterociti possono avere una funzione di difesa, infatti, essi hanno la capacità di fagocitare antigeni luminali. Le macromolecole antigeniche presenti nel lume sono assorbite dall’enterocita e subiscono un processo di degradazione da parte dei lisosomi degli enterociti. Le molecole antigeniche così modificate sono portate a livello di membrana basale e poi assorbiti nel siero permettendo così di ottenere una certa tolleranza. Sembra che gli enterociti che esplicano tale funzione in modo più attivo siano enterociti immaturi, ecco perché pare più importante negli animali giovani.

Infine bisogna ricordare che l’ingresso antigenico può avvenire anche attraverso le giunzioni impermeabili intercellulari, anche se sembra essere dovuto soprattutto per danni alla mucosa od ad un aumento della permeabilità cellulare determinato dalla liberazione di citochine come l’interferone-γ e dal passaggio di granulociti neutrofili.

Una volta che l’antigene è presentato a livello delle placche del Peyer, avviene un’espansione monoclonale sia delle cellule appartenenti alla linea B che di cellule appartenenti alla linea T.

La proliferazione dei linfociti B è stimolata dalla produzione d’interleuchine-1 prodotte dai macrofagi e dalle interleuchine-2 prodotte dai linfociti T. Una volta attivati i linfociti B migrano a livello dei linfonodi mesenterici quindi alla cisterna del chilo, al dotto linfatico e passano in circolo. Successivamente ritornano a livello intestinale dove si collocano a livello di lamina propria, grazie al riconoscimento di particolari recettori: le adressine. Tali linfociti, sotto l’influenza di particolari citochine, maturano in plasmacellule le quali producono e secernono un dimero IgA. Le IgA secrete dalle plasmacellule successivamente si legano su un recettore sulla base dell’enterocita, vengono poi inglobate dalla cellula e secrete nel lume dell’organo, dove aderiscono alla superficie mucosale dell’enterocita. I dimeri di IgA rivestono la superficie dell’intestino, fornendo in questo modo una barriera protettiva all’organo. Una porzione di IgA che si trova a livello enterico è riversata a livello dell’organo per mezzo del secreto biliare, queste ultime sono prodotte dal sistema reticolo-endoteliale epatico il quale è stimolato in seguito alla presentazione di immuno-complessi formati con qualsiasi antigene che entri nella lamina propria.

Anche se le IgA sono predominanti a livello intestinale, sono presenti altri meccanismi di difesa, infatti, a livello di lamina propria esistono anche linfociti B che sono in grado di produrre IgM ed IgG che sono in grado di legare qualsiasi antigene presente nel lume. Un aumentato numero di cellule in grado di secernere anticorpi, soprattutto IgG ed IgM, a livello di lamina propria scaturisce nelle malattie infiammatorie e fa parte dei processi patologici.

I linfociti B presenti nella lamina propria, infine, secernono anche IgE, ma questi sono presenti soprattutto come risposta ad infestazioni parassitarie intestinali sostenute soprattutto da nematodi oppure in corso di reazioni di ipersensibilità.

L’altra popolazione linfocitaria presente a livello di lamina propria è rappresentata dalle cellule T, le quali giocano un ruolo importante per il mantenimento di una tolleranza alimentare e per lo sviluppo di una risposta immunitaria adeguata a livello enterico. Tutto questo è assecondato dai differenti fenotipi di cellule T presenti nella mucosa intestinale. Principalmente possiamo distinguere due tipi di linfociti T: i T CD4+ che prevalgono a livello della lamina propria e i T CD8+ che sono più numerosi a livello dell’epitelio intestinale. Le cellule T CD8+ possono proliferare in seguito alla stimolazione antigenica oppure grazie alle cellule T CD4+ che producono interleuchine-2, sembra che rispondano maggiormente agli antigeni espressi da cellule infettate da virus o neoplastiche anche se la loro vera funzione è ancora incerta.

L’induzione ed il mantenimento della tolleranza orale sembra essere conseguente al fattore CD4+ delle cellule T. La stimolazione e l’attivazione del CD4+ richiedono la presentazione dell’antigene unitamente al complesso molecolare di classe II, conseguentemente si ha la produzione da parte dei linfociti di recettori per le interleuchine-2 e la contemporanea secrezione, da parte degli stessi, delle interleuchine-2 portando ad un’autoattivazione delle cellule linfocitarie che determina un’espansione clonale delle stesse con lo sviluppo di cellule “memoria” e cellule “effettrici”. Mentre le cellule “memoria” si collocano a livello della mucosa enterica ed entrano a far parte del corredo della memoria immunitaria, le cellule “effettrici” si suddividono in due sottogruppi: le cellule Th1, responsabili dell’immunità cellulare (stimolano il complesso CD8+ e di conseguenza i linfociti citotossici, i linfociti B ed i macrofagi) e le cellule Th2, responsabili dell’immunità umorale (stimolano i granulociti eosinofili, i linfociti B responsabili della produzione di IgE e degli anticorpi neutralizzanti nonché tutti gli inibitori della risposta infiammatoria).

L’origine delle reazioni allergiche, va ricercata proprio a questo livello e sembra che siano proprio i linfociti Th2 a determinarla.

La prima fase del processo è definita “fase di sensibilizzazione” all’allergene, il quale, una volta entrato nell’organismo, determina una reazione immunitaria dominata dai linfociti Th2, i quali regolano l’espressione di citochine Th2 che controllano la produzione di IgE antigene-specifiche. Le IgE prodotte, dapprima si legano ai recettori ad alta affinità a livello dei mastociti locali e poi si riversano in circolo dove si legano ai basofili circolanti e ai mastociti circolanti di altre sedi. A questo punto si può parlare di individuo sensibilizzato.

In occasione di una successiva esposizione ad uno stesso antigene, le IgE espresse in precedenza, riconoscono gli epitopi e si genera un legame a ponte tra i recettori ad alta affinità espressi dai mastociti. Ciò determina un afflusso di calcio all’interno della cellula e la trasmissione di segnali che portano ad una rapida degranulazione del mastocita. I granuli dei mastociti contengono una potente combinazione di mediatori dell’infiammazione (istamina, serotonina, callicreina, eparina, prostaglandine, fattore attivante le piastrine, triptasi, chimasi, tromboxani, leucotrieni e citochine) che provocano vasodilazione, edema, stravaso di proteine sieriche e di cellule infiammatorie (soprattutto eosinofili). L’effetto vasoattivo dovuto alla degranulazione mastocitica è immediato, mentre 6-12 ore dopo si verifica un afflusso di granulociti eosinofili, macrofagi e linfociti T.questo richiamo di cellule è dovuto alla produzione di particolari molecole di adesione vascolare prodotte dai linfociti Th2 e dalla produzione di eotaxina un fattore chemiotattico per i granulociti eosinofili.

Abbiamo visto, quindi, come a livello di mucosa intestinale si generi un delicato equilibrio che permette di sviluppare a livello dell’organo la cosiddetta tolleranza alimentare, infatti in animali sani il MALT è predisposto sia anatomicamente che funzionalmente ad allontanare ed eliminare antigeni innocui senza invocare una risposta infiammatoria e comunque un’alterazione del suo equilibrio può portare a reazione anche di una certa gravità.

La sensibilità alimentare è una reazione alimentare ripetutamente indesiderata che si può identificare come una reazione immunologica ad un antigene alimentare (allergia alimentare pura) o di una reazione non immunologica (intolleranza alimentare). Entrambe possono avere dei sintomi simili e possono essere trattate clinicamente allo stesso modo, ma la loro differenza non è solo sematica, è molto più complessa.

L’allergia alimentare è una reazione avversa ripetibile la cui insorgenza è legata, da un punto di vista immunologico ad un componente della dieta, il quale determina l’insorgenza di uno o più meccanismi che portano alla rottura della tolleranza alimentare. Questo può essere dovuto od a una barriera mucosale inadeguata, ad una anormale presentazione degli antigeni al MALT, oppure ad una deregolamentazione del MALT stesso; questa ultima teoria potrebbe spiegare la suscettibilità genetica all’insorgenza dell’allergia alimentare o l’insorgenza dell’allergia in seguito a danni che subisce l’apparato gastroenterico.

Da un punto di vista statistico, l’allergia alimentare è abbastanza rara, la sintomatologia può ricondurre a un problema gastroenterico, ma può portare anche a problemi cutanei (Tab. 1), inoltre può essere scatenata anche da un singolo alimento che contiene l’allergene incriminato. La difficoltà di questo tipo di patologia sta prima di tutto nel riconoscere che si tratta di una patologia allergica, ma anche nell’identificare l’alimento che la scatena.

Tabella: 1

SINTOMI GASTROENTERICI

SINTOMI CUTANEI

VOMITO

PAPULE

EMATEMESI

ERITRODERMA

DIARREA:

- DEL PICCOLO INTESTINO

- DEL GROSSO INTESTINO

PRURITO ED AUTOTRAUMATISMI

DOLORI ADDOMINALI: “COLICA”

PIODERMA SECONDARIO

PERDITA DI PESO

FORFORA

ARRESTO DELLA CRESCITA

OTITE ESTERNA

APPETITO ALTERATO

DERMATITE INTERDIGITALE

L’intolleranza alimentare, da un punto di vista sintomatologico, può essere confusa con un’allergia alimentare, ma la differenza sostanziale è che la prima, a differenza della seconda, non ha basi immunologiche. Le cause dell’ntolleranza alimentare devono essere ricercate in alterazioni dell’attività enzimatica intestinale, in una aumentata permeabilità intestinale, in un alterato metabolismo post assorbimento, nella stabilità dei mastociti oppure in alterazioni della flora intestinale. I meccanismi di sviluppo di una intolleranza alimentare si possono riassumere in tre categorie:

- Avvelenamento da cibo: è una reazione anomala sviluppata da una tossina presente nel cibo o rilasciata da microrganismi contaminanti;

- Intolleranze farmacologiche: dovute a composti attivi nell’alimento, per esempio nel cane l’avvelenamento da cioccolato per eccessiva assunzione di metixantina;

- Meccanismi pseudoallergici: sono reazioni istamino-mediate indesiderate che comprendono l’anafilassi non immunomediata. Per esempio si può avere un’alta concentrazione di istamina in alcuni alimenti inscatolati (formaggio o pesce) contaminati da Proteus e Klebsiella. Oppure alcuni alimenti ed additivi alimentari possono portare al rilascio di istamina da mastociti senza mediazione da parte di IgE.

MECCANISMO D’INSORGENZA DELL’ALLERGIA ALIMENTARE.

Come accennato in precedenza il meccanismo per cui si genera un’allergia alimentare è determinato da una reazione di tipo immunologica.

In precedenza abbiamo visto come il sistema gastroenterico ogni giorno venga a contatto con proteine estranee e grazie ad una serie di barriere difensive (enterociti e loro secrezioni, IgA secretorie e IgA circolanti, cellule mononucleari-fagocitarie del sistema linfoide di fegato ed intestino) evita che queste entrino nel corpo e stimolino una risposta immunitaria. Tutto questo complesso “meccanismo di difesa” permette di istaurare la cosiddetta “TOLLERANZA ALIMENTARE”.

Esiste la possibilità, però, che un intestino lesionato, ad esempio da parassiti o virus, permetta il passaggio di proteine di cibo attraverso tale barriera passando in modo più semplice alla circolazione sistemica e scatenando così una reazione allergica, anche in organi bersaglio più lontani, per esempio la cute. Si è visto che anche lo svezzamento precoce può predisporre l’animale ad allergie alimentari nel corso della vita, infatti nei cuccioli la barriera protettiva intestinale non si è ancora sviluppata in modo completo per cui le proteine alimentari potrebbero superarla facilmente.

Il meccanismo immunologico responsabile dell’allergia alimentare non è stato ancora perfettamente chiarito, si pensa che la maggior parte delle volte sia determinato da reazioni di tipo I, ma che comunque siano implicate anche reazioni di tipo III e IV.

Reazione di tipo I.

La prima fase del processo consiste nella sensibilizzazione dell’agente casuale (allergene), che nell’allergia alimentare sono proteine alimentari con un peso molecolare superiore ai 10.000 dalton (18-36 KD), infatti proteine più piccole diventano antigeni immunogeni solo se legate a molecole vettrici (apteni). L’allergene determina così una risposta immunitaria guidata dai linfociti Th2 i quali controllano la produzione di IgE antigene-specifiche che dapprima si legano a recettori specifici a livello dei mastociti enterici, in seguito possono riversarsi in circolo e legarsi ai basofili circolanti e ai mastociti tissutali di altre sedi. A questo punto si parla di individuo “sensibilizzato”. Le IgE possono restare adese alla superficie mastocitaria anche per molti mesi e in occasione di una successiva esposizione all’antigene avviene un legame a ponte con i recettori dei mastociti che innesca una rapida degranulazione del mastocita. I granuli dei mastociti contengono un’elevata combinazione di mediatori dell’infiammazione che mediano la vasodilatazione locale, l’edema dei tessuti e lo stravaso di proteine sieriche e di cellule infiammatorie (soprattutto granulociti eosinofili). L’effetto di vasodilatazione determinato dai mastociti è rapido e viene definito “ipersensibilità immediata”; circa 6-12 ore dopo si verifica un afflusso di eosinofili, macrofagi e linfociti T, che rappresenta la “fase tardiva” della risposta.

Reazione di tipo III.

Questo tipo di reazione è caratterizzato dalla formazione e deposizione nei tessuti di immunocomplessi formati da un antigene solubile e un anticorpo (generalmente IgG) e conseguente flogosi locale. La formazione di immunocomplessi di questo tipo è comune in corso di risposta immunitaria, ma in genere vengono rimosse dai macrofagi in seguito alla fissazione del complemento. In funzione della quantità di antigene ed anticorpo disponibili, si possono formare due tipi di immunocomplessi. La presenza di un eccesso di anticorpo circolante in un individuo sensibilizzato, il complesso può restare localizzato all’interno del tessuto in cui è avvenuta l’esposizione all’antigene (reazione di Arthus). Nel caso in cui si ha in circolo un eccesso di antigene, nel circolo ematico si formano immunocomplessi solubili che si depositano nei letti capillari ed a livello di rene, articolazioni, occhio e cute.

A livello intestinale, sembra che si generi una “reazione di Arthus” che danneggia i piccoli vasi dei tessuti intestinali. La reazione di tipo III potrebbe essere responsabile della sintomatologia intestinale acuta (diarrea, vomito) che è manifesta in alcuni casi.

Reazione di tipo IV.

A differenza degli altri due tipi di reazione in cui entrano in gioco anticorpi di tipo IgE ed IgG, questo tipo di reazione è mediata dai linfociti Th1 e CD8+ sensibilizzati dall’antigene, citochine e macrofagi. L’entrata in azione di tali tipi cellulari richiede circa 24-72 ore, per cui la reazione di tipo IV è definita anche “ipersensibilità ritardata”. Di questo tipo di reazione se ne conoscono due forme: la prima è innescata da antigeni solubili e prevede il riconoscimento da parte dei linfociti Th1 dell’antigene presentato dai macrofagi e il successivo rilascio di citochine; la seconda forma determina la distruzione citotossica delle cellule bersaglio in seguito al riconoscimento da parte dei linfociti Th1 e CD8+ dell’antigene associato alla cellula. In entrambe le forme si genera una trasformazione dell’endotelio vascolare locale con richiamo di ulteriori macrofagi, neutrofili e linfociti T a livello della sede di esposizione dell’antigene.

Questo tipo di reazione è forse responsabile della persistenza del prurito anche per settimane dopo l’eliminazione del cibo che lo ha causato.

MATERIALI E METODI.

La casistica è stata raccolta considerando tutti i pazienti che presentavano sintomi gastroenterici e che sono stati sottoposti ad esame endoscopico in un periodo che va dal 1999 all’agosto del 2003.

Tutti i pazienti presi in considerazione sono stati sottoposti a visita clinica, che consisteva nella raccolta di: segnalamento, anamnesi remota e recente, tipo di alimentazione, valutazione dei sintomi, caratteristiche dei sintomi (ad esempio del vomito o delle feci), sottoposti ad esame delle feci per flottazione utilizzando solfato di zinco ed esami ematochimici.

I pazienti candidati all’esame endoscopico, sono stati sottoposti ad un digiuno di 12 ore per la gastroduodenoscopia, mentre di 36 ore per la colonscopia. Successivamente l’indagine è stata effettuata in anestesia profonda gassosa e posizionando l’animale in decubito laterale sinistro. L’esame endoscopico macroscopico consisteva nella valutazione della mucosa dei vari tratti intestinali e durante questo esame venivano prelevati dei frammenti bioptici per l’esame istologico utilizzando una pinza da biopsia delle dimensioni di 24 S. Il campione bioptico prelevato prevedeva la fissazione in formalina per un minimo di 24 ore e successivamente inviato all’istopatologo il quale provvedeva alla sua colorazione tramite ematossilina ed eosina. Ogni campione istologico è stato poi sottoposto a descrizione istologica delle lesioni, diagnosi morfologica (riassunto della lesione principale) e commento. Bisogna precisare che le biopsie di tutti i casi presi in considerazione sono stati inviati sempre allo stesso istopatologo.

Nel caso in cui fosse necessario, successivamente all’esame endoscopico e a discrezione del gastroenterologo, il paziente veniva sottoposto ad una prima terapia sintomatica e specifica che poteva essere completata dopo il referto istologico.

Successivamente alla biopsia ed alla terapia il follow-up veniva eseguito tramite visita clinica (da 7 giorni a 1 anno) o nei casi gravi telefonicamente a scadenza giornaliera.

CASISTICA.

Dal 1999 all’agosto del 2003 sono stati sottoposti ad esame endoscopico 2237 cani e gatti. Di tali pazienti, sono stati selezionati 41 cani e 15 gatti che mostravano una sintomatologia riconducibile all’allergia alimentare e che all’esame istologico presentavano una predominanza di popolazione eosinofilica a livello enterico. I dati relativi al segnalamento, alla sintomatologia ed al sito di prelievo sono riassunti nella tabella 2a (per i cani) e nella tabella 2b (per i gatti).

Tabella: 2a

CASO N°

RAZZA

ETA’

SESSO

SINTOMI

BIOPSIE

1

Meticcio

7 anni

M

Colica

Intestino/Colon

2

Meticcio

9 anni

M

Diarrea/appetito capriccioso

Intestino/Colon

3

Meticcio

15 anni

M

Vomito/diarrea

Intestino/Colon

4

Meticcio

3 anni

M

Diarrea

Intestino/Colon

5

Meticcio

14 anni

F

Vomito incoercibile

Intestino/Colon

6

Meticcio

12 anni

F

Diarrea

Intestino/Colon

7

Meticcio

1 anno

F

Vomito

Intestino/Colon

8

Meticcio

2 anni

F

Vomito

Intestino/Colon

9

Meticcio

11 anni

F

Melena/ematochezia

Intestino/Colon

10

Meticcio

4 anni

F

Melena/ematochezia

Intestino/Colon

11

Meticcio

8 anni

F

Vomito

Intestino/Colon

12

Boxer

8 anni

M

Vomito/coliche

Intestino/Colon

13

Boxer

4 anni

M

Vomito/diarrea

Intestino/Colon

14

Boxer

2 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

15

Boxer

7 anni

M

Vomito/feci poltacee

Intestino/Colon

16

Boxer

7 anni

M

Vomito/coliche

Intestino/Colon

17

Boxer

11 mesi

M

Diarrea

Intestino/Colon

18

Boxer

3 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

19

Dobermann

2,5 anni

M

Vomito/coliche

Intestino/Colon

20

Dobermann

1 anno

M

Diarrea

Intestino/Colon

21

Pastore Tedesco

6 anni

F

Diarrea

Intestino/Colon

22

Pastore Tedesco

5 anni

M

Coliche/diarrea

Intestino/Colon

23

Pastore Tedesco

5 anni

M

Diarrea/Coliche

Intestino/Colon

24

Rottweiller

6 anni

F

Diarrea

Intestino/Colon

25

Rottweiller

6 anni

F

Vomito

Intestino/Colon

26

W.H.W.T.*

12 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

27

W.H.W.T.*

7 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

28

Barboncino

2 anni

M

Diarrea con sangue

Intestino/Colon

29

Bull-Dog

1,5 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

30

Cane Corso

9 anni

F

Vomito

Intestino/Colon

31

Chow-Chow

8 anni

M

Vomito/melena

Intestino/Colon

32

Corgi

13 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

33

Dogue de Bordeaux

3 anni

M

Coliche

Intestino/Colon

34

Drahthaar

7 anni

M

Ematochezia

Intestino/Colon

35

Fox Terrier

5 anni

M

Vomito/diarrea

Intestino/Colon

36

Kerry Blu

4 anni

F

Diarrea

Intestino/Colon

37

Kurzhaar

2 anni

F

Coliche

Intestino/Colon

38

P. Maremmano

4 anni

M

Vomito

Intestino/Colon

39

Pintcher

7 anni

F

Vomito/diarrea

Intestino/Colon

40

Shit-tzu

4 anni

M

Coliche

Intestino/Colon

41

Yorkshire Terrier

6 anni

M

Coliche

Intestino/Colon

*W.H.W.T.: West Hiland White Terrier

Tabella: 2b

CASO N°

RAZZA

ETA’

SESSO

SINTOMI

BIOPSIE

1

Meticcio

6 anni

Mc

Vomito

Intestino/Colon

2

Meticcio

4 anni

Fc

Vomito

Intestino/Colon

3

Meticcio

4 anni

Mc

Vomito

Intestino/Colon

4

Meticcio

7 anni

Fc

Vomito

Intestino/Colon

5

Meticcio

10 anni

Fc

Diarrea

Intestino/Colon

6

Meticcio

6 anni

Fc

Diarrea

Intestino/Colon

7

Meticcio

13 anni

Mc

Diarrea

Intestino/Colon

8

Meticcio

9 anni

Fc

Vomito

Intestino/Colon

9

Meticcio

4 anni

Mc

Diarrea/vomito

Intestino/Colon

10

Meticcio

12 anni

Mc

Vomito

Intestino/Colon

11

Meticcio

4 anni

Fc

Vomito

Intestino/Colon

12

Meticcio

12 anni

F

Coliche

Intestino/Colon

13

Meticcio

7 anni

Mc

Ematichezia

Intestino/Colon

14

Meticcio

3 anni

Mc

Diarrea

Intestino/Colon

15

Persiano

4 anni

Fc

Vomito

Intestino/Colon

Dai dati raccolti in tabella 2a, si può notare una maggiore frequenza di cani meticci (10), seguiti da Boxer (7), Pastore Tedesco (3), Rottweiller e West Hiland White Terrier (2) che presentano problemi di allergia alimentare. Per quanto riguarda il sesso dei soggetti, i maschi sono i più numerosi, con un rapporto tra maschi e femmine di 2/1 circa. L’età dei soggetti sottoposti ad endoscopia e che presentavano problemi di allergia alimentare variava da 11 mesi a 15 anni, con una media di 6,2 anni. Per quanto riguarda i gatti, dai dati raccolti in tabella 2b, si registra una netta prevalenza di meticci (14) e un solo caso di gatto Persiano. Per quanto riguarda il sesso di tali soggetti, esiste un equo rapporto tra maschi e femmine, mentre l’età dei pazienti sottoposti ad endoscopia varia dai 3 anni ai 13 anni, con una media di 6,8 anni.

La sintomatologia principale con cui i pazienti affetti da allergia alimentare si presentavano alla visita clinica è descritta nella tabella 2, mentre la frequenza di tali sintomi viene descritta in tabella 3.

Tabella: 3

Sintomi

Totale

Vomito

31

Diarrea

18

Colica

11

Ematochezia

5

Melena

3

Feci poltacee

1

Appetito capriccioso

1

Dai dati contenuti in tale tabella, si può osservare come il sintomo gastroenterico che si presenta con più frequenza in corso di allergia alimentare sia il vomito, seguito da diarrea e l’insorgenza di dolori colici.

Come detto in precedenza in tutti i casi sottoposti ad esame endoscopico sono state effettuate più biopsie, sia a livello di piccolo intestino che di colon. I risultati dei campioni bioptici sono raggruppati tutti in tabella 4a (per i cani) e nella tabella 4b (per i gatti).

Tabella: 4a

CASO N°

SITO DI PRELIEVO

DIAGNOSI ISTOLOGICA

1

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

2

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

3

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

4

Intestino/Colon

Edema + enterite eosinofilica

5

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + presenza di mastociti

6

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + presenza di plasmacellule

7

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

8

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

9

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

10

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

11

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

12

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

13

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + presenza di mastociti

14

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

15

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

16

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

17

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

18

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

19

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

20

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

21

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

22

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

23

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

24

Intestino/Colon

Enterite e colite eosinofilica

25

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

26

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

27

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

28

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

29

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

30

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

31

Intestino/Colon

Iperemia, emorragie sottoepiteliali, enterite eosinofilica e linfocitaria

32

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

33

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

34

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

35

Intestino/Colon

Infiltrato eosinofilico + infiltrazione linfoplasmacellulare ed istiocitaria

36

Intestino/Colon

Enterite e colite eosinofilica e linfocitica

37

Intestino/Colon

Colite eosinofilica e linfocitaria

38

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

39

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

40

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + presenza di plasmacellule

41

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare e necrosi delle cripte

Tabella: 4b

CASO N°

SITO DI PRELIEVO

DIAGNOSI ISTOLOGICA

1

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

2

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

3

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

4

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

5

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

6

Intestino/Colon

Colite eosinofilica

7

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

8

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

9

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

10

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

11

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

12

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

13

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

14

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica

15

Intestino/Colon

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

Dai dati raccolti nella tabella n° 4a, si può notare come nel cane le alterazioni istologiche più frequenti in corso di allergia alimentare si abbiano a livello di piccolo intestino (32 casi) rispetto al grosso intestino (7 casi) e che in soli 2 casi le tali modificazioni si potevano riscontrare sia a livello di piccolo che grosso intestino, mentre nel gatto le alterazioni istologiche in corso di allergia alimentare colpiscono soprattutto il piccolo intestino (14 casi) rispetto il grosso intestino (1 caso).

Nel piccolo intestino le enteriti eosinofiliche pure comprendevano 26 casi, mentre i casi in cui veniva descritta anche una popolazione linfoplasmacellulare, ma con una prevalenza di granulociti eosinofili, corrispondevano a 19 casi; solo in 2 casi è stata descritta associata ad una enterite eosinofilica una popolazione di mastociti.

Nel grosso intestino in 8 casi si è potuto notare una popolazione eosinofilica pura, mentre in un solo caso la popolazione eosinofilica era associata a quella linfoplasmacellulare.

Infine bisogna considerare che in due casi, ma solo nella specie canina, sia il piccolo che il grosso intestino erano interessati da alterazioni flogistiche, ma mentre in un caso veniva descritta una enterocolite eosinofilica nel secondo veniva evidenziata anche una popolazione linfoplasmacellulare.

Di tutti i casi presi in considerazione, è stato possibile raccogliere il follow-up dopo un periodo che poteva andare dai 7 giorni a più giorni, generalmente nei casi meno gravi il primo controllo veniva effettuato dopo 15 giorni, successivamente dopo un mese e poi a scadenza di due mesi. I dati di follow-up e la terapia sono raccolti nella tabella 5a (per i cani) e nella tabella 5b (per i gatti).

Tabella: 5a

CASO N°

DIAGNOSI

TERAPIA

FOLLOW-UP

1

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

2

Colite eosinofilica

DIETA CASALINGA

POSITIVO

3

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

4

Edema + enterite eosinofilica

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

5

Enterite eosinofilica + mastociti

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

6

Enterite eosinofilica + presenza di plasmacellule

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

7

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA CASALINGA

POSITIVO

8

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

9

Colite eosinofilica

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

10

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

11

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

12

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

13

Enterite eosinofilica + mastociti

FORZA 10+ ANTIBIOTICO

POSITIVO

14

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

15

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

16

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

17

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

18

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

19

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

20

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

21

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

22

Colite eosinofilica

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

23

Colite eosinofilica

DIETA CASALINGA

POSITIVO

24

Enterite e colite eosinofilica

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

25

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

26

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

27

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

28

Colite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

29

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

30

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

31

Iperemia, emorragie sottoepiteliali, enterite eosinofilica e linfocitaria

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

32

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

33

Enterite eosinofilica

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

34

Colite eosinofilica

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

35

Infiltrato eosinofilico + infiltrazione linfoplasmacellulare ed istiocitaria

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

36

Enterite e colite eosinofilica e linfocitica

FORZA 10

POSITIVO

37

Colite eosinofilica e linfocitaria

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

38

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare

FORZA 10

POSITIVO

39

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

40

Enterite eosinofilica + presenza di plasmacellule

DIETA COMMERICALE

POSITIVO

41

Enterite eosinofilica + linfoplasmacellulare e necrosi delle cripte

DIETA CASALINGA + ANTIBIOTICO

POSITIVO

Tabella: 5b

CASO N°

DIAGNOSI

TERAPIA

FOLLOW-UP

1

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

2

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

FORZA 10

POSITIVO

3

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

4

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

5

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

6

Colite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

7

Enterite eosinofilica

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

8

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

9

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

10

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

11

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

FORZA 10 + ANTIBIOTICO

POSITIVO

12

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

13

Enterite eosinofilica

DIETA COMMERCIALE

POSITIVO

14

Enterite eosinofilica

FORZA 10

POSITIVO

15

Enterite eosinofilica e linfoplasmacellulare

DIETA COMMERICALE + ANTIBIOTICO

POSITIVO

Dalle tabelle 5a e 5b si può vedere come la semplice introduzione di un alimento anallergico come FORZA10, abbia sortito degli ottimi risultati, riportando alle condizioni normali il paziente. Bisogna considerare che in 23 casi è stato necessario prescrivere anche una terapia antibiotica, questa però va considerata come una semplice precauzione onde evitare l’insorgenza di complicanze secondarie. Infatti in alcuni casi il danno causato dalla reazione allergica a livello della mucosa intestinale era tale da consigliare una copertura antibiotica.

DISCUSSIONE.

Dai dati raccolti in questo lavoro, si può vedere come i pazienti affetti da allergia alimentare, escludendo quelli che manifestavano una sintomatologia riconducibile ad intolleranza alimentare, siano una piccola percentuale che nella nostra casistica corrisponde all’ 2,5%. Tale patologia non sembra manifestarsi ad un’ età precisa e nel nostro lavoro corrisponde ad una media di 6,2 anni nella specie canina e 6,8 anni nei gatti. Le razze canine più predisposte a tale patologia sono sicuramente i Boxer, anche se con una certa frequenza si manifesta in Pastori Tedeschi, Dobermann, Rottweiller, West Hiland White Terrier e comunque sembra avere una certa predisposizione in cani che presentano mantello bianco. Nel nostro studio sono inseriti solo un caso in cui la patologia si evidenzia in razze come Barboncino e Labrador Retriever, cosa che in letteratura è segnalata con una maggiore frequenza. Per quanto riguarda i gatti, non sembra avere una predisposizione di razza, infatti la maggior parte dei gatti inseriti nello studio sono dei meticci.

In tali soggetti il sintomo gastroenterico più frequente era quello del vomito che generalmente si manifestava a varia distanza dal pasto; un altro sintomo che si manifestava con una certa frequenza era la diarrea, la quale si manifestava anche con cinque o più scariche al giorno se era interessato il colon le feci potevano contenere sia muco che sangue vivo. Tutto questo determinava uno stato cachettico del paziente, associato ad una cospicua perdita di peso, soprattutto nei casi in cui colpiva il piccolo intestino.

Associata alla sintomatologia gastroenterica, spesso, si poteva osservare anche una sintomatologia sistemica che comprendeva: forfora, dermatite interdigitale, otite esterna, papule, prurito e conseguenti autotraumatismi.

Il quadro endoscopico in corso di allergia alimentare può variare a seconda dell’intensità del processo flogistico e al periodo di tempo in cui è in corso la patologia. L’aspetto endoscopico comune, che si riferisce ad un’ allergia alimentare, è la presenza di una mucosa fortemente iperemica (fig. *) che molte volte è associata, nei casi più gravi, ad erosioni della stessa (fig. *) od alla presenza di strutture simil-polipoidi di colore biancastro (fig. *). Al prelievo bioptico la mucosa può presentarsi sia molto friabile che di consistenza fibrosa e comunque si nota sempre un cospicuo sanguinamento conseguente al prelievo stesso (fig. *).

Il quadro istologico è caratteristico: presenza di una cospicua popolazione di granulociti eosinofili, che molte volte può essere accompagnata alla presenza di mastociti. Il quadro può essere associato alla presenza di edema ed emorragie sottomucosali o a quadri di fibrosi. Una caratteristica che istologicamente si può riscontrare in tale patologia è la diminuizione dell’altezza degli enterociti; naturalmente il quadro istologico è variabile in funzione della gravità della malattia.

In alcuni casi le alterazioni istologiche comprendevano anche la presenza di una popolazione di linfociti e plasmacellule associata a quella eosinofilica. Questo molto probabilmente sembra dovuto al fatto che il paziente sia stato portato alla visita gastroenterologica dopo un certo periodo dall’insorgenza dei sintomi e che quindi si sia sovrapposta all’ allergia alimentare una flogosi cronica di tipo linfoplasmocitico causata dal perpetuarsi dello stress e dallo stato di irritazione esercitato sull’apparato gastroenterico dallo stato di allergia.

Nel nostro studio abbiamo correlato i segni clinici con i referti istologici delle biopsie enteriche e si è potuto notare come la popolazione infiammatoria era costituita nella maggior parte da granulociti eosinofili. Tali cellule quindi si possono considerare sempre presenti in corso di allergia alimentare, anche perché nel nostro lavoro sono state escluse tutte le altre cause che potevano dare un’ipereosinofilia enterica, parassitosi intestinali (nematodi, platelminti e protozooi) e parassitosi sistemiche (filariasi cardiopolmonare, Leishmania, Erlichia). Bisogna notare che in tutti i casi presi in considerazione, l’ipereosinofilia enterica non era mai accompagnata da un’ipereosinofilia sistemica.

La diagnosi di allergia alimentare, in veterinaria, si basa sul concetto per cui in seguito ad un cambiamento nella dieta si ha una risposta positiva alla patologia, quindi è necessario provare la remissione dei sintomi in seguito all’esclusione di uno specifico componente della dieta e la ricaduta conseguente alla reintroduzione dell’alimento precedentemente eliminato ed è quanto abbiamo potuto verificare nella nostra casistica in quanto tutti i soggetti con le caratteristiche istologiche di eosinofilia sono stati trattati con alimenti definibili come anallergici ottenendo la risoluzione della sintomatologia.Il follow up di tutti i soggetti è stato seguito per i primi sei mesi durante i quali le recidive erano dovute ai proprietari che spontaneamente vedendo l’ottima condizione del loro animale tornavano ad una dieta normale con immediate recidive.In riferimento a tutta la vasta gamma delle intolleranze alimentari di cui è difficile dimostrarne l’eziologia, vista l’ enorme varietà, si può però affermare che data la similitudine dei danni istologici l’impiego di un alimento che sia in primis iperdigeribile e poi anallergico è senza dubbio un importante coadiuvante alla terapia farmacologia che ne è la base. In veterinaria si è cercato di introdurre altri test, onde evitare la difficoltà delle prove alimentari. Tali test vengono identificati come test indiretti e comprendono il dosaggio dell’acido folico sierico, valutazione di anticorpi sierici antigene-anticorpo specifici, gli skin test, la determinazione delle IgE alimento-specifiche, ma tutte tali prove non hanno portato a dei risultati soddisfacenti. L’unico test che ha dato risultati più specifici è il test gastroscopico di sensibilità alimentare, in cui antigeni alimentari sono iniettati direttamente a livello della mucosa enterica, ma anche per quanto riguarda tale test si è potuto notare una correlazione con le prove cliniche di provocazione di un solo 50%. Negli ultimi anni si sta cercando di determinare, tramite la citofluorometria, le popolazioni sottolinfocitarie che interagiscono in corso di una forma infiammatoria intestinale e quindi anche in corso di allergia alimentare. Da questo tipo di valutazione ci si aspetta un grosso passo in avanti nella valutazione dei vari tipi di flogosi intestinale e permetterebbe di discriminare con maggior precisione tra le forme di allergia alimentare e quelle d’intolleranza alimentare.

Purtroppo lo studio delle sottopopolazione linfocitarie è ancora un progetto in fase sperimentale e quindi, al giorno d’oggi, il metodo migliore per poter confermare un’allergia alimentare nella specie canina restano ancora le prove dietetiche di privazione e successiva stimolazione.

Come descritto in tabella n° 5 in tutti i casi la terapia di base è stata l’introduzione di un nuovo alimento, che presentava caratteristiche di anallergicità. Un alimento per rispondere a caratteristiche di anallergicità, deve avere tre caratteristiche importanti: unica fonte proteica, unica fonte lipidica, unica fonte di carboidrati. Bisogna tenere in considerazione il fatto che questo regime d’alimentazione, una volta che ha portato a effetti positivi, deve essere mantenuto dal paziente per tutta la vita e a qualsiasi deviazione dal protocollo ne consegue la recidiva della malattia, anche per questo è importante che dopo una prima fase di desensibilizzazione si prosegua con alimenti che seppur mantendo le caratteristiche di anallergica siano meno spinti senza mai tornare all’alimentazione normale.

Per quanto riguarda la terapia, descritta in tabella 5, si è visto come alcune volte è stato necessario prescrivere una terapia antibiotica oltre a quella alimentare. In questi casi, l’introduzione dell’antibiotico nella terapia, è stata necessaria per prevenire forme infiammatorie su base batterica che potevano insorgere in seguito ai danni a livello della mucosa intestinale o a livello cutaneo.

In conclusione si può dire che le forme di allergia alimentare non sono molto frequenti nella specie canina e sono di difficile differenziazione dalle forme d’intolleranza alimentare. L’unico sistema per identificare una forma allergica resta quello della dieta ad eliminazione e successiva prova di stimolazione.

In questo tipo di patologia il semplice cambio alimentare, utilizzando un alimento adeguato, porta a degli ottimi risultati fino ad avere la remissione dei sintomi con il ritorno alla vita normale del paziente. Inoltre bisogna considerare che la diagnosi precoce d’allergia è molto importante per evitare il sovrapporsi di altre forme infiammatorie che potrebbero complicare il quadro clinico, quindi già dai primi sintomi è d’obbligo prendere in considerazione tra le varie diagnosi differenziali quella d’allergia alimentare, anche se colpisce una bassa percentuale di cani e tamponarla introducendo un’alimentazione specifica come il forza 10.

 

 
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