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Il cane che amava troppo
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Di Rosita Trotti

Porte grattate, tappeti sfilacciati, mobili rosicchiati, imbottiture di poltrone e di divani sparse un po’ ovunque… E’ questo lo scenario desolante che spesso si presenta agli occhi di numerosi proprietari quando fanno ritorno a casa. Protagonista di un simile misfatto “il cane che amava troppo”. E’ così infatti che Nicholas Dodman, uno dei più famosi studiosi del comportamento canino, ha definito il cane afflitto da ansia da separazione, facendone anche il titolo di un libro, divenuto una pietra miliare dell’ etologia canina. Questo disturbo, peraltro molto diffuso, può spingere il cane ad azioni distruttive in grado, a volte, di compromettere irrimediabilmente il suo rapporto con il proprietario. Che cos’è l’ansia da separazione e da che cosa è originata ?L’ ansia da separazione sembra riconducibile a qualche trauma di natura psicologica subito dal cucciolo nella prime settimane di vita. E’ ciò che accade ad esempio quando i cuccioli vengono separati precocemente dalla madre e dai fratelli per essere ceduti ad un negozio di animali o ad un proprietario che li trascura o, ancora, quando vengono abbandonati o lasciati in un canile. Tutte queste circostanze hanno come denominatore comune l’isolamento e la mancanza di attenzioni proprio nel periodo più critico per lo sviluppo della socialità. Successivamente, i problemi compaiono dopo che si è instaurato un forte legame tra il cane ed i suoi nuovi proprietari, visti come delle àncore di salvezza, di regola persone gentili che trascorrono molto tempo con lui, concedendogli molte “libertà” e “vizietti”. Il comportamento indesiderato spesso inizia quando gli orari dei proprietari cambiano o allorchè si allungano i momenti di solitudine. I cani, come le persone, non possono rimanere ad un livello elevato di ansia troppo a lungo, e devono fare qualcosa per ridurre la tensione. Mentre il genere umano può rilassarsi con un bagno, o facendo una camminata nel verde o, ancora, sorseggiando un aperitivo, il cane, per ridurre la tensione emotiva, può fare solo cose “da cani”. Ecco che, allora, inizia a compiere degli atti distruttivi che il proprietario riferisce come “dispetti” e “ritorsioni” contro di lui. Ecco che inizia a masticare o rosicchiare oggetti, scavare buche in giardino, “sporcare” un po’ ovunque, vomitare persino. Oppure, può cadere in preda ad una vera e propria depressione, che lo porta a rintanarsi in qualche angolo della casa in uno stato di apatia più o meno completa o a smettere di mangiare se viene lasciato in “pensione” in un canile o anche presso amici, vissuti comunque come “estranei”. L’ ansia da separazione può anche spingere il cane ad atteggiamenti di aggressività (pizzicate, ringhi, ecc.) nei confronti del proprietario, allorché si rende conto che lo sta lasciando solo.In realtà, i cani che soffrono di ansia da separazione non sono mossi da rancore, né tanto meno da istinti di vendetta (sentimenti, peraltro, tipicamente umani) nei confronti del proprietario. L’ unica motivazione al loro comportamento la situazione di estrema dipendenza da quest’ ultimo e l’ assoluta mancanza di autonomia, che li rende fragili e facile preda dell’ ansia. Di problemi del comportamento canino si occupa da tempo la dott.ssa Sabrina Poggiagliolmi, medico veterinario, che ha completato la sua formazione negli Stati Uniti, proprio presso il dott. Nicholas Dodman. Questo studioso, esperto in farmacologia oltre che in etologia canina, associando la cosiddetta terapia comportamentale alla somministrazione di alcuni tipi di sostanze, ha risolto una percentuale elevata di casi di ansia da separazione, gettando le basi per la stesura di protocolli terapeutici ormai diffusi in tutto il mondo. E’ imperativo comunque sottolineare che, affinché le tecniche qui descritte funzionino, l’impegno e la collaborazione da parte del proprietario devono essere incondizionati e costanti.“Lo scopo del cosiddetto metodo del riaddestramento proposto da Dodman – sottolinea a tale proposito la Poggiagliolmi - è quello di infondere nel cane fiducia in sé stesso, aiutandolo ad “emanciparsi” dal suo proprietario e a sviluppare una propria autonomia di comportamento. Gli esercizi servono a creare una distanza tra il proprietario ed il cane, in modo da facilitare la “scalata” di quest’ ultimo all’ indipendenza, portando il legame affettivo che unisce i due ad un livello più normale. Il bisogno di creare un forte legame con qualcuno è, in effetti, la principale motivazione che spinge molti a prendere un cane. Ecco perché ridurre il legame è la cosa più difficile da far accettare a molti proprietari” Su quali principi si basa la tecnica del riaddestramento elaborata da Dodman?Vediamo i punti essenziali.

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RIDUZIONE DELL’ ANSIA

Attività fisica aerobicaIl cane dovrebbe praticare 15-20 minuti di esercizio aerobico (passeggiata, corsa, nuoto, gioco con la palla) una, due volte al giorno, preferibilmente prima di uscire di casa. Questo vale anche se il cane ha a disposizione un grande giardino in cui poter correre tutto il giorno, dato che molti cani non si muovono se lasciati a sè stessi. L’esercizio aiuta a dissipare l’ansia e a creare un’interazione costruttiva tra il proprietario ed il cane. Addestramento all’ obbedienza

Il controllo e la calma vengono sviluppati insegnando comandi come “seduto”, “fermo” o “resta”, “terra”, “terra-resta” per 10-20 minuti un paio di volte al giorno. Lo scopo è quello di raggiungere un “terra-resta” di 20 minuti. All’ inizio, premiate pure il vostro cane con dei “bocconcini”, ma, in seguito, sostituite il cibo con carezze e complimenti. Date al cane un premio quando gli state insegnando un comando, ma, una volta che la risposta è stata consolidata, premiate il comportamento in modo intermittente. Questo fa sì che l’apprendimento risulti duraturo. Ogni volta che il cane infrange il comando, si deve attribuire un segnale senza premio (es.: “AH! AH!”) al comportamento scorretto e si deve riportare il cane nella posizione di partenza. Presto imparerà che, se interrompe l’ esecuzione del comando, dovrà incominciare tutto da capo, e che, invece, se lo esegue, gli verrà offerto un premio.

SVILUPPARE NEL CANE L’ INDIPENDENZA E LA FIDUCIA IN SE’ STESSO

Anche se potrà sembrare “crudele”, durante la fase di riaddestramento è necessario ridurre al minimo le attenzioni nei confronti del proprio cane. Un eccesso di premure contribuisce infatti ad incoraggiare la sua dipendenza nei vostri confronti e, nel contempo, a sviluppare uno stato di ansia durante la vostra assenza. Date invece attenzione al cane quando sta seduto o sdraiato con aria tranquilla. Va sempre premiato il comportamento positivo ed ignorato quello negativo.

Il proprietario dovrebbe ignorare completamente il cane per 15-20 minuti prima di lasciare casa e per almeno 20 minuti al rientro a casa. L’ ansia può infatti essere accresciuta dalle partenze cariche di emotività e dai rientri accompagnati da saluti esuberanti. Quando partenze e rientri genereranno minor ansia ed eccitazione, il cane comincerà ad avvertire meno tensione in assenza dei proprietari. Può anche essere utile registrare su di un nastro i comuni rumori della casa e farli ascoltare al cane quando resta da solo. Giocate al tiro alla fune con il vostro cane e permettetegli di vincere. Questo crea sicurezza. Se il vostro cane inizia a ringhiare, forse vi siete spinti troppo oltre e potrebbe essere il caso di lasciar perdere questo approccio.

CONTROCONDIZIONAMENTO

Consiste nel trasformare un evento “luttuoso”, come la partenza del proprietario, causa per il cane di uno stato di ansia e di depressione, in una circostanza del tutto piacevole. Questa sorta di paradosso è facile da realizzare soprattutto con i cani molto golosi, che vivono in funzione del cibo. Come? Offrendo loro, una ventina di minuti prima di uscire di casa, del cibo che possano masticare e rosicchiare a lungo. Ottimi sono gli ossi crudi o quelli presterilizzati, facilmente reperibili in qualsiasi negozio per animali. La capacità attrattiva di questi ultimi può essere aumentata riempiendoli con burro di arachidi o formaggio da spalmare.

SEGNALI CASUALI

Fate un elenco di ciò che fate prima di uscire (quando avvengono gli episodi distruttivi) e di quello che fate prima di assentarvi per brevi periodi (quando episodi distruttivi non avvengono). Quindi mescolate i segnali. Per esempio, se il vostro cane sta bene quando scendete nel locale lavanderia, provate a prendere il cesto della biancheria quando state andando a lavorare. Se il vostro cane diventa ansioso e comincia a seguirvi in giro per casa quando indossate la giacca o prendete le chiavi, fate queste cose quando non avete intenzione di uscire. Indossate la giacca e mettetevi a guardare la televisione o prendete le chiavi e spostatevi in un’altra stanza. Aprite e chiudete porte quando siete in casa e non avete intenzione di uscire. Entrate ed uscite da varie porte quando state per uscire o al vostro rientro. Quando state veramente uscendo, cercate di non mandare alcun segnale. Lasciate giacca o soprabito in macchina e mettete le chiavi in macchina prima di andare via.

ALIMENTAZIONE

E’ stato osservato che una certa riduzione delle situazioni basate sulla paura e sull’ansia si realizza quando alcuni cani passano da una dieta ad elevato contenuto sia proteico che energetico ad una dieta a ridotto contenuto proteico (16-22%) e del tutto naturale (senza conservanti artificiali). Raccomandiamo di provare una dieta di tale tipo per un periodo di prova di almeno 2-4 settimane per valutare se ci sono differenze nelle condizioni del vostro cane.

FARMACI

Alcuni farmaci si sono rivelati di grande utilità nel trattamento dell’ ansia da separazione, a patto che vengano associati alla terapia comportamentale. I più utilizzati sono gli antidepressivi triciclici ed i serotoninergici, ampiamente collaudati anche in medicina umana. Elementi critici perché la terapia farmacologica risulti efficace sono la dose, che va “aggiustata” per ciascun soggetto, ed il periodo di somministrazione, che deve essere sufficientemente lungo (almeno 4-6 settimane). Dopo queste premesse, è intuitivo che la terapia farmacologica deve essere condotta sotto stretto controllo da parte del medico veterinario, anche perché si tratta di sostanze non prive di effetti collaterali.



 
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