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Se solo potessero parlare
Pagina 2

Di Rosita Trotti

Gli animali sono capaci di provare sentimenti ed emozioni? Nicholas Dodman ne è profondamente convinto e, come lui, probabilmente tutti coloro che hanno avuto la grande fortuna di vivere con un cane o con un gatto.
Illustre veterinario e farmacologo, l’ autore de “Il cane che amava troppo”, pietra miliare dello studio dei problemi comportamentali dei cani, Dodman replica con un nuovo prezioso aiuto alla comprensione dei comportamenti, più o meno bizzarri, dei nostri amici animali. “Se solo potessero parlare” è il titolo del suo nuovo libro, in cui l’ argomentazione scientifica viene svolta in forma romanzata, in modo garbato e coinvolgente. "Sviluppare un rapporto intimo e affettuoso con un animale domestico – sottolinea Dodman - non è una forma di debolezza. E' vero invece il contrario: è indice di lealtà, interessamento per gli altri e forza di carattere. Chi ha scelto consapevolmente di prendere con sé un amico a quattro zampe è una persona migliore di chi non ama gli animali. Con ogni probabilità, sa trattare gli esseri umani con maggiore dignità e rispetto e non affronta i problemi con metodi aggressivi."
Quattordici storie vere, quasi tutte, ma non tutte, purtroppo, a lieto fine, di cani e di gatti “difficili”, il cui destino sembra inesorabilmente segnato da comportamenti aberranti, per i quali l’ unica via di uscita pare essere l’ eutanasia. Quattordici storie di uomini e di donne, spinti talvolta sull’ orlo della disperazione dalle “turbe” (di cui spesso sono inconsciamente la causa scatenante), dei loro compagni.Quattordici “spaccati” di vita quotidiana, in cui, accanto al problema comportamentale, quella che emerge costantemente è la complessità delle interazioni e dei sentimenti che si instaurano tra l’ essere umano, che peraltro svolge sempre un ruolo chiave nella soluzione del problema stesso, e il suo amico animale. E poi l’ incontro con Dodman alla Scuola di Veterinaria della Tuft University, una delle più prestigiose degli Stati Uniti, i protocolli di riaddestramento, le terapie farmacologiche, quando necessarie, con risultati spesso sorprendenti e in grado di restituire ai protagonisti umani delle storie la serenità e la gioia della convivenza con il proprio compagno. E così incontriamo Belle, femmina di pastore tedesco descritta nel capitolo “Il cane che odiava i maschi”, che, in più di un’occasione, salva la sua padrona dal coma diabetico. Per non parlare di Duncan, un meticcio afflitto da ansia da separazione, che non sopportava l’idea di staccarsi nemmeno per un attimo dalla donna che lo aveva tolto dal canile. Mite ed affettuosa bestiola in presenza della sua Nancy, una volta solo, Duncan si trasformava in una furia in grado di distruggere la casa. Che dire poi di Mikey, tipico cane dominante che, dopo vari maltrattamenti e la vita in canile, approda alla casa di Beth, così dolce ed arrendevole da incarnare la vittima perfetta della sua feroce aggressività. E quando, dopo ripetuti e cruenti attacchi nei confronti della donna, sembra che il destino di Mikey sia quello di tornare al canile per trascorrervi il resto dei suoi giorni, ecco profilarsi il lieto fine, nella fattoria di un uomo buono, ma forte e deciso, un vero capo-branco.
Le quattordici storie, che rappresentano un campionario di esperienze straordinarie, sono seguite da un epilogo, una sorta di piccolo compendio di etologia, in cui Dodman, avvalendosi di esempi giunti alla sua osservazione nel corso di un’ esperienza pluriennale, parla dell’ intimo rapporto che lega l’uomo con gli animali domestici, parla di come essi sappiano comunicare, se pur a modo loro, con noi. Se solo potessero parlare…chissà quante cose ci potrebbero dire!

I DIECI COMANDAMENTI DI DODMAN PER TENERE A BADA UN CARATTERE DOMINANTE
I cani cercano di riprodurre il proprio schema gerarchico anche nel "branco" umano di cui entrano a far parte: non esiste infatti per loro il concetto di uguaglianza. Spetta al proprietario il compito di assumere il ruolo di leader, al cane quello di sottomesso. Se questa regola non viene rispettata, la dominanza può generare aggressività, che rischia di compromettere il rapporto uomo-cane. L’ aggressività da dominanza si presenta perché il proprietario invia al cane, fin da quando è cucciolo, dei messaggi sbagliati o assume degli atteggiamenti che inducono il cane stesso a pensare di essere il capo-branco. Qualche esempio: accarezzare il cane quando si appoggia contro il corpo del proprietario, permettergli di rimanere sul divano perchè ringhia. Tutte situazioni che autorizzano il cane alla scalata al potere: i proprietari gentili vengono. Ecco il decalogo che Nicholas Dodman suggerisce ad ogni proprietario per non incappare in questo insidioso errore:

1. Sottoporre il cane a un addestramento costante (giornaliero) all’ obbedienza incondizionata, ricompensandolo in modo appropriato se si comporta bene.
2. Per fargli capire che cibo e leccornie varie devono sempre essere guadagnati, ordinargli di sedersi o mettersi a cuccia prima di darglieli.
3. Prima di coccolarlo, chiedergli di fare qualcosa (cioè di obbedire a un comando).
4. All’ inizio e alla fine di ogni gioco impartirgli un ordine (una sola parola).
5. Nascondere giocattoli o altri oggetti che il cane tende a rubare e darglieli solo in certi termini e a determinate condizioni.
6. Non dargli ossi, né veri né finti, o bocconcini prelibati che possano indurlo a volerli solo per sé.
7. Non usare la forza per indurre un cane dominante a fare qualcosa.
8. Quando il cane si comporta male, non sgridarlo mai; è preferibile ignorarlo, girandogli le spalle.
9. Impedirgli di salire sui mobili o sui letti.
10. Permettergli di fare un adeguato esercizio fisico e nutrirlo secondo una dieta povera di proteine e priva di conservanti artificiali.
(tratto da: “Se solo potessero parlare”)


 
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